Dovrei smetterla.

Dovrei smetterla.
Con questa allegra paura di non essere.
L’ansia che aggredisce nella solitudine.
Una gatta che osserva il mondo, timorosa.
E poi
e poi arrivi tu, e il cielo all’improvviso si tinge di arancione.
Arcobaleni si creano nella mia testa.
Roma è gialla, come il Sole.
Rosso è Amore.

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Ti ho visto cavalcare il vento
e chiederti se avresti dovuto sbattere le ali
Ti ho visto cadere nel vuoto
e chiederti se tutto ciò aveva senso
Pensieri vuoti come cave abbandonate, aleggiano nella mente
sospinti da un vento di responsabilità che non vogliamo
Vaghiamo apatici alla disperata e insana ricerca di qualcosa, qualcuno
Sfogliamo pagine consunte dal libro del presente
Strappiamo pagine bianche, sporche dal libro del passato
deletedeletedelete
Il futuro ancora da stilare, attende il nero inchiostro per esistere
Scritto da una mano non nostra, tremante
Resiste, debole, al peso eterno degli obblighi morali
Gocce come lacrime oscure
cadono bagnando l’inconsistenza dei nostri sogni infantili

Piove, e piovo anche io.

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Resoconto di un Natale passato (e futuro?)

Ebbene, alle 23.51 del 26 (dicembre 2013) posso fare il resoconto di questo Natale.
Non parlerò dei regali che ho ricevuto (yeeeeeeh, pacchetti da scartare! Adoro scartare i pacchetti :3), ma potrei parlare di tante altre cose.
Mentre la mia fantastica mamma ancora è arrabbiata con mio padre perché ha bevuto un po’ troppo (un po’?!) e continua a lanciargli frecciatine, di conto mio babbo fa finta di nulla, come se a biascicare ieri sera fosse stato il suo fratello cattivo (ma quale fratello? Quello che è tornato a casa in macchina con i figli e la moglie, o quello che è tornato sempre in macchina con gli amici scrocconi maledetti? Non importa, sono andati via storti entrambi u.u).
Ma tant’è, io alla fine mi sono divertita lo stesso, niente tombolata, niente giochi di carte per noi. Quando mai? Io chiedo chiedo (anche perché con il tasso alcolico a crescita esponenziale perdono soldi che è una meraviglia) ma non mi accontentano mai.
Ho mangiato tantiiiiiiissimo, ma ho più cucinato, in effetti, il che è ottimo per la mia fantastica linea (ahahahahahahahah ma quale linea?! *coro di sottofondo*).

Anche per questo Natale volevo ringraziate gli haters, che odio gioiosamente in questo periodo.

Grazie per avermi fatto leggere i vostri post/stati/commenti inutili.
Grazie per avermi fatto capire per l’ennesima volta quanto sono migliore di voi.
Grazie per avermi fatto venire la gastrite anche quest’anno.

Ma perché? io mi chiedo.
Non so, pensate di essere fighi ad odiare il Natale? Pensate di essere alternativi? Intelligenti? Colti o qualunque altra cosa pensiate di essere?
Capisco, atei senza Dio e tutte quelle cose lì, ma Cristo Santissimo non potete essere felici anche voi, una volta tanto? Festeggiate quello che vi pare! Che so, la vostra prima pipì, il giorno che avete scoperto che Babbo Natale non esiste (non è vero!) o, perchè no?, il giorno della nostra liberazione? Siete gli stessi che alla fine dell’anno puntualmente se ne escono con “un altro anno di merda è finito”. Ebbene, liberateci della vostra presenza e fateci un favore. Se la vita vi va veramente così da schifo ed è tutto un mainaggioiaproprio allora fatela finita, starete meglio, fidatevi.

Signore perdonali, perché non sanno quello che fanno.

Ma siamo ancora sotto Natale, quindi basta pensieri cattivi, parliamo di casa mia.

Come ogni anno, casa mia è decorata che pare la casa di Babbo Natale. I presepi, l’ultima volta che li ho contati, due anni fa, erano lo stesso numero degli anni di Gesù alla sua morte (non sapete quanti erano? Informatevi, ignoranti!). In due anni, ho paura che il numero sia cresciuto 😀
Gli alberi, gli alberi sono bellissimi, abbiamo anche quello dei simpson, poi ci sono quelli con le pallette, quelli in cartone, quelli in vetro, quelli in ferro e chi più ne ha più ne metta (e crescono ogni anno pure loro!) e ovviamente quello classico, bellissimo, in fondo al corridoio (vedi foto).
E le luci! Le luci! Le luci che mia mamma mette alla casa non le batte nessuno: sono delicate, natalizie e noooobili (u.ù). Mica come quelle schifezze che mette certa gente, che pare abbiano buttato il filo attorcigliato in terrazza alla cavolo, lasciando in modalità “mo ti faccio venire un colpo epilettico mentre guidi”.

Aaaaaaaah che bellezza *-*

L’unica nota stonata (non le miiiieeeee *canticchia canzoni di Natale da settembre*) è la lontananza del mio Raggio di Sole, ma cosa volete che siano 400 km? Sabato torno a Roma bbella e me lo strapazzo, gli dò tutto l’amore non dato il giorno di Natale u.u

Mi manca anche la mia adorata coinquilina, ho sentito la sua mancanza soprattutto quando non riuscivo a far addensare la copertura per la torta xD Ma fra poco ci rivedremo, quindi va tutto bene.

Avevo un sacco di cose da scrivere, ma come al solito perdo l’ispirazione appena mi metto davanti ad una tastiera -.-
Sono sicura che appena posterò, mi verranno in mente un miliardo di altre cose da dire, ma vabè, andranno nell’edizione del nuovo/vecchio anno.

Domani devo andare dalla mia dolce nonnina a fare taaaanti tortellini, Roma ha bisogno della cucina bolognese, sono tutti poveri cittadini della capitale :c

Addio, alla prossima! *risata malefica*
natale

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Giunone

Il vaso che mi è stato donato sta lì, sul comodino.
Spesso borbotta:
Consiglia, malignamente, e sussurra “Aprimi. Aprimi!
Non è semplice ignorarlo, è subdolo e seducente.
E io cedo.

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Fedra

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Basta.

Pensieri. Troppi pensieri. Voleva silenzio. Era chiedere troppo?
I pensieri. Erano così neri da essere invisibili, così pesanti che non ne sentiva più il peso, così fitti che parevano intangibili.
Faceva male, la testa scoppiava.
A volte, quando immergeva le mani nei capelli, sentiva ribollire, quei pensieri, sentiva il vorticare estenuante sotto le dita.
Avrebbe voluto strapparsi il cuoio capelluto, per vedere cosa c’era sotto, come diavolo poteva liberarsene.
Ma la vanità, la vanità glielo impediva.
Non avrebbe rovinato così il suo splendido aspetto.

Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ‘l primo amore.

Chi ignora è più felice, si diceva sempre.
Sarebbe stato meglio non conoscere, non sapere? Agire secondo uno schema istintivo?
Sì.
Ma, maledizione, non era così. Sapeva, conosceva, comprendeva!
E tutto ciò era triste, sempre più inquietante, sempre più invivibile.
Pensava, e non voleva farlo.
Tentava di smettere, ma era sempre peggio.
Quando sarebbe finita?

Basta.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.

Non smetteva, non smetteva.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

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Ira

E così, è successo. Un’altra persona è uscita dalla mia vita e io, ad essere sincera, non ci soffro più di tanto.

All’improvviso, come quando cade una foglia secca dall’albero. Non te lo aspetti, ma accade.

Tu sei quella foglia secca, hai deciso di staccarti, alla fine, e cadere.

C’erano stati avvisi? Forse sì, sicuramente.

Eravamo lì, tutti felici e tranquilli.

E te ne sei andata, senza dare spiegazioni, e noi che ci chiedevamo Perché? Cosa abbiamo fatto? Cosa abbiamo detto?

Hanno cercato di capire (io no, il mio orgoglio me lo impediva), ci hanno provato, e tu hai ignorato bellamente tutti.

Finché non hai deciso di mandare tutti a fanculo. Così, a buffo.

Hai dato la colpa a noi, hai rinfacciato cose inesistenti. Poi sei tornata indietro e hai dato la colpa a te stessa, accampando scuse su scuse, inventando (o forse no?) dolori dubbi.

Non mi interessa.

Per quanto riguarda me, i tuoi problemi puoi tenerteli, puoi anche lasciare che ti annullino.

Non mi interessa.

Sono più preoccupata per gli altri, c’è chi si è offeso, chi ha riso, chi si è incazzato, chi ha pianto. Io quasi tutto, non piango per gli idioti.

Per il ridere, è stata più una risata isterica, dettagli.

Tornerai? Può darsi, a me non interessa, dovresti minimo inginocchiarti davanti a me perché io possa anche solo pensare di ricominciare a parlarti.

 

Io sono la Regina del Rancore, tu sei entrata nel Mio Regno.

Addio.

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Hass (Odio, pt. II)

Odio gli ingenui. Quelli che quando gli dici le cose non capiscono, o le considerano di poco conto. O boh, forse fanno finta di non capire.

Odio gli ipocriti, che dicono dicono e non agiscono. Come quelli che dicono “ora mi ammazzo” poi, cascasse il cielo, non lo fanno! Cristiddio.

Odio quelli che pensano di saper scrivere, ma che invece prendono frasi fatte, parole a caso, e compongono scritti senza senso, che li leggi e fai “…eh?!”. Per l’amor del cielo, io almeno lo ammetto di essere totalmente incapace. Stesso discorso vale per chi si definisce artista, in qualunque campo.

Odio quelli che sputano nel piatto dove hanno mangiato. Facile eh? Non credevo dispiacesse tanto. Anzi, dirò, sembrava l’esatto opposto, vero?

Odio la parola “applause” della canzone di Lady Gaga (non che ami lei, si intenda), odio ogni singola sillaba, odio la sua abominevole pronuncia.

Odio chi fa l’alternativo e crede di essere originale e…oh, questa l’avevo già detta, vero?

Odio i conoscitori del mondo, quelli che credono faccia figo fare essere acidi e misantropi, che non capiscono che fanno solo pena, anche un po’ di pietà.

 

P.S.: ogni riferimento a persona reale è tutt’altro che casuale.

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Fallen

Tunk.
Tunk.
Tunk.

Se continuerai a colpire, il cielo cadrà.
Ma va.

Tunk.

Non stai solo montando una scena, stai creando un mondo!
Non crollerà per così poco.

Tunk.

Sei un ingenuo. È fatto di legno e pittura. Anche se c’è qualche chiodo, non è così forte come pensi.
Sei troppo ansiosa.

TunkCrack.

Te l’avevo detto.

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Il mistero dell…

Il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte

Oscar Wilde

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Boom

La lontananza mi uccide.
Ma non è il tempo, 
è lo spazio.
Forse una specie di ossessione.

Me ne accorgo e penso, o penso e me ne accorgo?
Sale la bile
Rabbia
Non ha molto senso, un po’ sì

Scocca la scintilla
fumo
confusione
detriti.

 Chi pulirà tutto questo casino?

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